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NORDIO:” Fino a che punto lo Stato ha il diritto di punire una persona che si difende da una aggressione che lo stesso Stato non è riuscito ad impedire”. “Se lo Stato è inadempiente il cittadino si riprende questi diritti perché non ha firmato una cambiale in bianco irreversibile”!

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NORDIO:” Fino a che punto lo Stato ha il diritto di punire una persona che si difende da una aggressione che lo stesso Stato non è riuscito ad impedire”.  “Se lo Stato è inadempiente il cittadino si riprende questi diritti perché non ha firmato una cambiale in bianco irreversibile”!

Nordio: cambiare la legge per garantire l’autodifesa

Convegno in Consiglio regionale, l’intervento del procuratore aggiunto di Venezia “Non si può sparare ai rubagalline ma il ricorso appropriato alla forza è un diritto”

La Costituzione italiana è un abile compromesso tra le visioni totalizzanti del cattolicesimo e del marxismo mentre il nostro Codice penale è figlio della cultura giuridica fascista. L’incontro tra queste ideologie illiberali relega il cittadino a soggetto subalterno i cui diritti sono avviliti e compressi». Parole tranchant quelle pronunciate dal procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio nell’aula di Palazzo Ferro-Fini in occasione del convegno “Stato di Libertà, l’uomo e i suoi diritti» promosso dal Consiglio regionale.

Il magistrato della Procura, regista della fragorosa inchiesta sullo scandalo Mose, già consulente della Commissione parlamentare sul terrorismo e presidente della Commissione ministeriale per la riforma del codice penale, ritiene necessario modificare sia la Carta costituzionale – «Qualcuno dice che è la più bella del mondo e c’è chi continua a crederci, in realtà nulla è immutabile, neppure il Sole e la Terra” – che la legislazione penale, a cominciare dal controverso capitolo dell’uso legittimo della forza in presenza di atti criminali.

“La legittima difesa è uno degli elementi caratteristici di questa situazione», commenta Nordio «perché attualmente la domanda che si pone lo Stato è sino a che punto il cittadino abbia il diritto di agire, cioè di difendersi quando viene aggredito. Oltre questi limiti, lo Stato lo punisce, mentre un ordinamento liberale dovrebbe capovolgere il concetto e domandarsi fino a che punto lo Stato ha il diritto di punire una persona che si difende da una aggressione che lo stesso Stato non è riuscito ad impedire. Il patto sociale che il cittadino fa con lo Stato risiede proprio nel devolvere l’esercizio dei suoi diritti naturali allo stato e se lo Stato è inadempiente il cittadino si riprende questi diritti perché non ha firmato una cambiale in bianco irreversibile. Impostati in questi termini, gli stessi parametri della Legittima difesa cambierebbero notevolmente, sempre in un’ottica di proporzione nella risposta e di attualità del pericolo”. Ma che significa ciò in concreto? “Ad esempio, l’abbandono dell’ambigua formula assolutoria “perché il fatto non costituisce reato” in favore dell’assoluzione perché il fatto non sussiste. Certo, siamo tutti d’accordo che non si può sparare alla schiena di chi scappa con la gallina, ma è la filosofia della legittima difesa che va cambiata e rivista nel codice penale e ciò vale anche per altre discriminanti”.

Fin qui Carlo Nordio, il cui intervento assume un’eco particolare in Veneto, dove una serie di fatti di cronaca – il primis la sparatoria a Ponte di Nanto, dove il benzinaio Federico Stacchio rispose al fuoco dei banditi uccidendo un rapinatore, ritrovandosi dapprima indagato e poi prosciolto – hanno scosso l’opinione pubblica, con la Lega lesta a cavalcare l’onda elettorale. Gli altri relatori – i docenti universitari Emilia Magnanini, Andrea Favaro e Carlo Lottieri – hanno approfondito i risvolti culturali, etici e politici del tema in discussione mentre il consigliere zaiano-indipendentista Antonio Guadagnini, che ha coordinato il dibattito, ha colto la palla al balzo:

“I veneti non sono sudditi ma cittadini e non rinunceremo a fare valere il nostro diritto all’autodeterminazione, per questo chiediamo il referendum sulla scia dell’impegno democratico che caratterizza altre realtà europee, dalla Scozia alla Catalunya”.

di Filippo Tosatto

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